Interni ed esterni della Glass House, capolavoro del modernismo

Scoprite tutto quel che c'è da sapere sulla Glass House (casa di vetro) di Philip Johnson! Un edificio in stile razionalista dall'aspetto davvero affascinante.
 

Se siete amanti dell’architettura moderna, dovete conoscere la Glass House (casa di vetro) di Philip Johnson, un esempio perfetto di questo stile originale e appariscente. Realizzata nel 1949 dall’architetto statunitense Philip Johnson (1906-2005), l’opera è ritenuta uno dei suoi progetti più esemplari, e fu inserita nella sua tesi di progetto presso la Harvard University.

La casa si trova nel Connecticut, Stati Uniti, e come tutte le prime opere dell’architetto, rivela l’influenza delle idee dell’architettura razionalista. Uno stile di cui abbiamo già parlato e diffuso in varie parti del mondo.

La Glass House presenta chiare similitudini con la Casa Farnsworth di Mies van der Rohe, del quale potete scoprire di più in quest’articolo. Possiamo dire senza dubbi come entrambe presentino la stessa tipologia costruttiva. La struttura di base della casa di van der Rohe è pura e semplice: un rettangolo allungato, con un ampio sottoportico sostenuto da pilastri che elevano l’intera struttura dal suolo.

Questo tipo di costruzioni caratterizzate dalla trasparenza, la semplicità e la purezza, hanno avuto grande esito nel mondo dell’architettura. Attualmente, troviamo case di diversi stili realizzate con gli stessi materiali. In quest’articolo approfondiamo nel dettaglio la Glass House di Philip Johnson, tenendo a mente che fu costruita su un terreno di famiglia sul quale, con il tempo, continuò a costruire.

 

Gli esterni

Glass House vista dall'esterno
Esterno Glass House / wikipedia.org

Vista da fuori non si può che rimanere colpiti dalla semplicità dell’opera. La casa è sostenuta da una struttura metallica talmente leggera da non infastidire. Questa struttura sostiene le pareti, tutte di vetro, esaltando al massimo la visibilità. La pianta dell’edificio parte da un cubo.

Altro elemento di rilievo è il contatto con la natura: l’architetto si impegnò a ridurre al minimo l’impatto sulla natura circostante la casa. Lo stesso principio ritorna in molte costruzioni del secolo, come la famosa Casa sulla cascata, realizzata qualche anno prima dal famoso architetto Frank Lloyd Wright.

Tornando alla Glass House, è evidente come la natura, nello specifico gli alberi, siano l’unica barriera che protegge la casa, che si trova totalmente immersa nell’ambiente circostante. Le ombre degli alberi, a seconda della luce di ogni momento del giorno, creano curiosi effetti di luce, colore e ombre sulle pareti della casa.

L’interno della Glass House

Disposizione delle stanze interne della Glass House
Interni della Glass House / elviajero.elpais.com

A differenza di tutte le pareti che sono trasparenti, il tetto è invece coprente. Dall’interno si ha dunque l’impressione di essere al riparo ma mai rinchiusi, grazie all’apertura delle pareti. Queste sono circondate da una sottile cornice nera che delimita delicatamente la struttura.

 

All’interno, risalta un grande cilindro di mattoni rossi che contiene il camino. Il bagno, oltre al camino, è l’unica zona che non è trasparente, per mantenere una maggior intimità.

I mobili sono distribuiti in modo tale da non caricare affatto lo spazio. A parte i mobili del salone, realizzati da Mies van der Rohe, il resto della mobilia fu progettati dallo stesso Philip Johnson.

Mobili all'interno della Glass House
Mobili / elviajero.elpais.com

Non c’è dubbio che il concetto alla base di questa costruzione sia “meno è meglio”, ottenendo come risultato uno spazio semplice, aperto ed elegante. Tutti i mobili presentano lo stesso tono e finitura, andando a creare una omogeneità di fondo.

Gli spazi e gli ambienti della casa non sono separati, e la loro ubicazione fu pensata in base all’orientamento della struttura. La sala da pranzo, per esempio, è quella con la vista più ampia, mentre la stanza da letto si trova sul lato in cui la natura è più fitta.

Sebbene ai suoi tempi il progetto non fu esente da critiche (alcuni considerarono la casa troppo poco confortevole per essere abitata), al giorno d’oggi si è indubbiamente guadagnato un posto d’onore tra i classici dell’architettura del ventesimo secolo. Con lui anche altri progetti particolari, come la Casa Rietveld Schroeder.